TIBET
Il Tibet (in tibetano: Bod, pronuncia pö nel dialetto di Lhasa; pinyin: Xizàng; antica grafia Thibet) è una regione dell'Asia centrale. La storia propriamente conosciuta e documentabile del Tibet inizia nel 617 d.C.; dopo secoli di autonomia arrivò ad espandersi comprendendo parti della Cina. Dal XIII secolo divenne Stato vassallo dell'Impero Mongolo (che conquistò anche la Cina), poi (dal 1368 al 1644) della dinastia cinese Ming; per ultima, la dinastia cinese Qing (1644-1911). Dal 1911 il Tibet divenne uno Stato indipendente. Nello stesso anno ebbe fine l'Impero Cinese, che si trasformò in "Repubblica di Cina": nel 1949 si divise poi in Repubblica Cinese (Taiwan) e Repubblica Popolare Cinese. L'invasione del Tibet da parte della Repubblica Popolare Cinese iniziò nel 1949-1950 e la quasi totalità del territorio tibetano è ora sotto la sua sovranità.
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Liberamentre tratto da Wikipedia - 2010
Un viaggio in TIBET – vero e proprio cuore dell’Asia - nonostante quanto già anticipato
nella premessa a proposito dell’attuale situazione, rappresenta ancora oggi un “sogno
nel cassetto” per molti occidentali, in particolare se spinti dalla conoscenza della
filosofia buddista e interessati alla visita dei grandi luoghi di culto dai quali si diffuse la
dottrina delle principali scuole lamaiste del “Paese delle nevi”.


Dagli anni ’80 alcuni dei principali monasteri e dei numerosi chorten restaurati o ricostruiti dal governo cinese di occupazione, sono stati riaperti e alcune libertà religiose sono state apparentemente concesse a monaci e laici, anche se ancora tra innumerevoli restrizioni difficoltà di ogni genere.

In queste precarie condizioni il Tibet ed il suo popolo sono ancora in grado di offrire al viaggiatore una grande esperienza, ricca d’emozioni e di fascino.Oltre che per la cultura e la storia del mondo buddhista, questo viaggio è oltremodo interessante per i grandiosi scenari dell’altopiano tibetano, sia per i paesaggi negli immediati dintorni della capitale sia lungo la strada panoramica che dopo aver costeggiato il turchese Yamdrok Lake porta verso il confine nepalese e dalla quale nelle giornate limpide, con un po’ di fortuna, è possibile ammirare in lontananza le maestose cime del Shishapagma, del Cho-Oyu e dell’Everest.

La maggior parte dell’itinerario si svolge ad altitudini elevate che superano i 3.600 metri, con pernottamenti in località ad oltre 4.000 metri e superando con i mezzi passi di 5.000 metri (Karo-la a m. 5.010, Gytzo-la a m.5.220); è pertanto sconsigliato ai sofferenti di cuore e agli ipertesi mentre agli altri è in ogni caso suggerito di affrontarlo in buona forma fisica, meglio se con un pre-allenamento sportivo, anche se lungo questo percorso non sono previste attività di trekking ma solo alcune “passeggiate”, di durata non oltre novanta minuti, per raggiungere monasteri e dzong.
Trekking: Tra gompa e monasteri, da LHASA a KATHMANDU
Questo viaggio si svolge in una delle più remote regioni del TIBET occidentale: obiettivo principale è la partecipazione alla “kora” intorno al Monte KAILASH, in occasione dell’annuale celebrazione del “Saga Dawa”, una tra le più importanti feste del calendario tibetano che coincide con la luna piena del quarto mese lunare e rappresenta la meta finale del pellegrinaggio che richiama ogni anno migliaia di fedeli induisti e buddisti. Nel 2004 questa particolare cerimonia si è svolta il 3 giugno nel luogo del “tarboche”.

La montagna più sacra dell’intera catena himalayana venne celebrata, nelle prime cronache giunte in occidente, da Frate Ippolito Desideri, grande viaggiatore e pensatore, in uno scritto datato 1716:

“ Vi è quivi fuori di strada un monte sterminatamente alto, molto largo di circuito, nella sommità ricoperto di neve e ghiacci nel resto è molto orrido e gelato per il freddo intenso…”

Con i suoi 6.714 metri il Sacro KAILASH si trova nella zona più elevata e desertica dell’altopiano tibetano e grazie al suo maestoso isolamento è da sempre considerato come il vero e proprio ombelico del mondo antico, come ricordato dal noto orientalista italiano Giuseppe Tucci, al ritorno dal suo terzo viaggio nel “paese delle nevi”, nel libro “Le religioni del Tibet”. E’ stato infatti identificato dalle principali religioni asiatiche nell’atavico Monte Meru, la montagna sacra posta al centro dell’universo: è la dimora di Shiva secondo la tradizione induista, il “Kan Rinpochè” (la gemma delle cime ghiacciate) per i tibetani di fede buddista, il “Monte Ashtapada” per i seguaci jainisti, “axis mundi” anche per i devoti Bön (l’antica religione sciamanica pre-buddista).

Tutti considerano il KAILASH la montagna sacra per eccellenza, da ammirare almeno una volta nella vita. Percorrendone l’intero periplo ad una quota di oltre 4000 metri (la “kora” dei buddisti, il “parikrama” degli induisti) si acquisiscono particolari meriti religiosi; per i tibetani questi meriti vengono accresciuti compiendo l’itinerario con la triplice prostrazione (impiegando due/tre settimane anziché i due giorni richiesti dal percorso). La sua cima innevata (identificata dagli induisti come il lingam di Shiva) si rispecchia nelle acque calme e trasparenti del Lago Manasarovar, anch’esso sacro per la mitologia hindu (il “lago della mente”); è qui che i fedeli provenienti dall’India, dopo aver superato la barriera naturale dell’Himalaya e quella “politica” del governo cinese che consente l’ingresso a soli 350 pellegrini, procedono con la rituale immersione nelle sacre acque, incuranti delle rigide temperature.
Secondo la tradizione tibetana lo specchio d’acqua cristallina è invece conosciuto come “Anavapatta” (il non riscaldato); per i fedeli giunti sino alle sue sponde dopo settimane di viaggio è altrettanto indispensabile compierne la “kora” in senso orario, prima di raggiungere la fatidica meta finale. Nella parte meridionale del lago si erge a baluardo un altro dei colossi himalayani, il Gurla Mandatha (7730 m.); sempre in questa regione, in un raggio di cento kilometri attorno al Kan Rinpochè, si trovano le sorgenti di quattro grandi fiumi asiatici: lo Tsang-Po (Brahmaputra), l’Indo, il Sutlej e il Karnali, i primi due sacri per la fede induista.

Dopo l’arrivo a Kathmandu e la sosta per il tempo strettamente necessario alle formalità, si raggiunge in minibus il confine nepalo-cinese di Kodari/Zanghmu, attraversando il cosidetto “ponte dell’amicizia”. Passaggio ai mezzi fuoristrada (oltre al camioncino di supporto) e prosecuzione fino ai 3.700 metri di Nyalam, con pernottamento in guesthouse spartana. Le successive tappe di avvicinamento di 6/8 ore al giorno, risalendo parte del percorso dello Tsang-Po, prevedono campi tendati e cucina da campo tibetana, fino alle sponde del Lago Manasarovar. Giunti a Darchen, punto di partenza della “kora” , passaggio dei bagagli alla carovana di yaks e inizio della marcia intorno alla montagna sacra, inviolata e inviolabile per le quattro religioni. Il percorso viene effettuato insieme alle moltitudini colorate di pellegrini provenienti dalle più remote regioni dell’India e dello stesso Tibet (si calcolano decina di migliaia di presenze) che si concentrano nel luogo della cerimonia di sostituzione del palo delle preghiere (il “Tarboche”), nei quattro punti di prostrazione (“Chaktsal Gang”), presso il chorten d’ingresso (“Chorten Kang”) dal cui passaggio si ritrae buon auspicio e nei siti delle quattro impronte del Buddha (“Shabje Drag-dog”). Nel corso del periplo le altre tappe d’obbligo che coincidono con i successivi campi, prevedono la visita dei monasteri buddisti (“gompa”) di Chu-Ku (4820 m.), Dhira-Puk (4860 m.), Zutrul-Puk (4750 m.) e Gyandrak (4960 m.). Al termine del trekking, che si svolge ad una media costante di 4500 metri con il passo Drolma-la a 5630 metri, sosta sulle rive del Manasarovar e rientro a Kathmandu seguendo lo stesso itinerario dell’andata. Eventuale giorno di riserva da trascorrere in città per un meritato riposo o per visitare i punti più interessanti della sempre entusiasmante capitale nepalese.
Trekking: Il Sacro KAILASH
TREKKER'S ASSOCIATION
IL MONDO E' UN LIBRO, COLUI CHE NON VIAGGIA NE LEGGE SOLO UNA PAGINA (Sant'Agostino)